Come l’anno scorso sono le reti cittadine e nazionali degli antifascisti con la collaborazione dell’Anpi stanno preparando le dieci giornate; rapporti in alcuni casi nati nella prima edizione e che si sono cementati in questi mesi. Al lavoro ci sono, oltre ai bolognesi, i siciliani, i milanesi le reti romane e quelle del basso Lazio, antifascisti di Fermo nelle Marche e tante altre realtà che si sono incontrate in questi mesi anche nei tavoli tematici. Sul sito è infatti possibile trovare gli indirizzi di posta elettronica di tutti i tavoli che si stanno organizzando. «L’evoluzione dello scenario istituzionale e politico è ancora più cupa dell’anno scorso - spiega Vittorio, uno degli organizzatori del nodo bolognese - durante la prima edizione abbiamo lavorato molto sul concetto della paura, per fare un esempio era in preparazione la legge che è poi diventata il pacchetto sicurezza. Adesso stiamo ragionando sul concetto di autoritarismo». Il festival promette molteplici scenari di riflessione tra i quali quello che sfocerà nel tavolo sulla crisi della democrazia: in Italia da Genova 2001 in poi si è assistito ad una perdita progressiva dei diritti. Sul concetto di autoritarismo, che secondo gli organizzatori non si esprime solo a destra ma anche a sinistra, si inseriscono a pieno titolo le diverse storie delle persone che sono morte mentre erano nelle caserme o nei commissariati italiani. Vicende che hanno iniziato ad occupare anche le pagine dei giornali con un protagonismo molto forte dei familiari che hanno chiesto verità e giustizia. A Bologna arriveranno quindi i parenti di queste che sono vittime di una violenza autenticamente autoritaria: dai genitori di Federico Aldrovandi alla sorella di Stefano Cucchi e altri. Sarà anche un’occasione per ragionare con esperienze territoriali come le associazioni che lavorano assieme e per i diritti degli immigrati a Rosarno o i movimenti No Ponte e No Tav. Si ragionerà anche di antisessismo, sicurezza sul lavoro, antiproibizionismo, di psichiatria e fascismo e l’assemblea che ha preparato lo sciopero dei migranti del primo di marzo terrà una riunione in queste giornate. Potrebbe dare l’idea di essere una grande vetrina di tutti i nodi resistenti che esistono in Italia e in un certo senso l’appuntamento bolognese lo sarà, ma il collante che tiene unito tutto quello che attraverserà il festival è la consapevolezza che vanno trovati altri e nuovi strumenti oltre la mobilitazione e che il neofascismo non si trova solo nelle manifestazioni più eclatanti o più scontate come quelle dei gruppi di estrema destra. Per questo ha un senso che venga presentata una tesi di una giovane studentessa che ha studiato la Lega Nord, i suoi attivisti e chi vota il Carroccio.
Nel 2009 venne scelta una frase di Pier Paolo Pasolini scritta nel 1962 come incipit dell’iniziativa: «L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo». Nel 2010 il ragionamento del grande intellettuale rimane più che mai valido e urgente ma alle sue parole sono state aggiunte quelle di Ennio Sardelli, il partigiano Foco: «Dimenticare significa perdere l’eredità di una lotta che è ancora inconclusa. Non dimenticare obbliga a comprendere, a smascherare, a continuare quella lotta. Per combattere questo nuovo fascismo non ci saranno i vostri nonni, o i padri dei vostri nonni. Affrontarlo toccherà a voi».
Gli organizzatori continuano a pensare che sia fondamentale agire sul livello dell’immaginario e delle percezioni che tanto condizionano il cittadino che poi vota; per questo le giornate bolognesi saranno anche una chiamata a raccolta di tante produzioni culturali che hanno l’antifascismo tra i loro presupposti. Ci saranno meno nomi noti rispetto all’anno scorso (ma il concerto degli Avvoltoi vale la pena di essere visto) e più produzioni autenticamente dal basso e funzionerà il mediacenter. E sarà l’occasione per fare il punto sullo stato di salute delle reti antifasciste nei vari territori che si riuniranno e incontreranno a Bologna.
di G. Marcante 24 aprile 2010, il Manifesto
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