La fonte è il Web, l'attendibilità incerta. Insomma, si tratta di questo: nel più sperduto e remoto quadrante del Pacifico settentrionale, quello più lontano dalle rotte solitamente battute dai navigli commerciali e dagli aerei di linea, più lontano dalle coste dell'America settentrionale e delle Hawaii, più lontano da tutto, si sarebbe formata una grandissima isola fatta tutta di spazzatura.
Ecco cosa sarebbe la "Great Pacific Garbage Patch" che significa "Grande Macchia di Spazzatura del Pacifico": un'immensa massa prevalentemente costituita di plastica galleggiante che, secondo alcuni, potrebbe addirittura pesare più di tre milioni di tonnellate e avere un'estensione pari a due volte il Texas. C'è chi giura e spergiura che sia tutto assolutamente vero, chi invece sostiene trattarsi dell'ultima, colossale invenzione partorita dall'inesauribile immaginazione della Rete delle Reti.
Realtà o immaginazione che sia, la "Great Pacific Garbage Patch" è oggetto di accanite discussioni, più o meno apocalittiche, in tanti blog ecologisti e non, soprattutto anglofoni, c'è chi stima che potrebbe raggiungere le dimensioni dell'Africa in qualche decennio. Un nuovo continente tutto di plastica.
Difficile capire quale sia realmente l'entità del problema, quanto di vero ci sia in tutta questa storia, probabilmente, la "Pacific Patch" non è propriamente un'isola come siamo abituati a pensare, su cui poter approdare e camminare. Sembrerebbe di capirlo cercando notizie in siti più "attendibili" degli emotivi blog.
L'argomento non è, infatti, ignorato dalle organizzazioni ambientaliste, che spiegano come sia possibile ipotizzare una simile eventualità.
"Trash vortex", "vortice di rifiuti", sentenzia ad esempio Greenpeace, spiegando che in quella remota parte del Pacifico, una serie di condizioni particolari come le correnti marine che hanno un lento movimento circolare in senso orario, l'assenza di venti forti e la scarsa presenza di... isole vere e, quindi, l'impossibilità per i rifiuti di spiaggiarsi sulla terraferma, sono i presupposti per l'aggregazione di grandi masse di plastica. Agglomerati di rifiuti che, spinti fin lassù dalle correnti, ruotano su loro stessi. Fondendosi gli uni con gli altri e dando così vita a "macchie" sempre più grandi. Un problema, la plastica galleggiante, che sembrerebbe non avere (nell'immediato) conseguenze per l'uomo. Così invece non è per la fauna marina: sempre Greenpeace, infatti, calcola che ogni anno un milione di uccelli e non meno di centomila mammiferi marini muoiono perché mangiano pezzi di plastica più o meno piccoli, come tappi di bottiglie o accendini alla deriva, scambiati per cibo. E poi ci sono i pesci, decimati dai pezzi di plastica più piccoli, ingeriti assieme al plancton.
Sul perché, poi, non ci si curi del problema, il popolo di Internet non ha dubbi: la zona è troppo remota e lontana dagli occhi dell'opinione pubblica, per cui nessuna autorità si sente in dovere di effettuare un intervento che sarebbe difficilissimo, oltre che costosissimo.
Un'autentica politica da struzzi, commentano gli internauti.
Mentre la Great Pacific Garbarbage Patch, cresce e cresce e cresce...?!?
tratto da: www.lisolaweb.com
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