Centinaia di persone oggi hanno partecipato ad una giornata campale in cui la polizia ha cercato di allargare il fortino dentro il quale è asserragliata. Cinque operai di una ditta fallita e riassorbita dalla Martina srl, altra ditta in odore di crisi, con mezzi a noleggio e centinaia di agenti a protezione. Ancora una volta questa è l’alta velocità in val di Susa, uno specchietto per le allodole o meglio per i fondi europei. Un finto cantiere che deve servire a convogliare fiumi di denaro verso i pochi a discapito dei molti che ogni giorno lottano, lavorano, pagano la crisi. Una manovra di sfregio, come quella economica del governo, un’italia che cade nella crisi economica e una “politica” che risponde a suon di lacrimogeni e manganelli.
Da un lato truppe regolari di occupazione che hanno invaso la val di Susa, dall’altra una valle che resiste. Un movimento di resistenza popolare che sale sulle ruspe, spinge sugli scudi e difende metro dopo metro la terra in cui vive. Questo il dato centrale di queste giornate, di questi anni, un’azione di resistenza all’invasione e distruzione del territorio che ha nella costanza e nella determinazione il suo cuore pulsante. Chi saprà resistere di più raggiungerà la vittoria, la salvezza del territorio e della valle e di un mare di ricchezza pubblica contro la morte e il cemento, la corruzzione e la politica della casta.
Non è in una giornata che si vince o si perde, ma da una giornata si capisce molto, il respiro, la difficoltà, il sentirsi in una terra ostile che esprime tutta la sua indisponibilità e lo fa in modo reale e netto, con la pelle, con le mani, lottando.
E’ sempre una questione di tempo, è sempre una questione di tempi...
dalla Valle che resiste
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