
La pagina online dell’associazione federale dei medici cattolici tedeschi (la Bkä – Bundes Katholischer Ärzte) ha pubblicato un articolo dal titolo “Opportunità terapeutiche contro l’omosessualità” destinato a scatenare una valanga di polemiche.
La Bkä, che si considera la voce del corpo dei medici cattolici, suggerisce – in una sezione ad hoc del sito – una serie di rimedi cui gli omosessuali dovrebbero ricorrere per guarire dalla loro condizione.
La mente del progetto e uomo simbolo dell’associazione è Gero Winkelmann, già membro, negli anni Novanta, di un piccolo ed insignificante partito di ispirazione religiosa (la Lega Cristiana) e oggi titolare di uno studio medico privato nel quale utilizza metodiche naturali quali l’omeopatia.
Come altri scienziati o sedicenti tali che sponsorizzano le proprie prestazioni atte alla “correzione” dell’omosessualità, anche Winkelmann non fa eccezione, riferendosi allo stato di sofferenza psicologica che si assocerebbe ipso facto all’omosessualità e alla necessità di guarire dalla sofferenza che le consegue.
Nonostante sullo stesso sito della Bkä l’omosessualità non risulti classificata come malattia, Winkelmann non esita a dilungarsi su un lungo elenco di fonti “scientifiche” cui attingere per sostenere i trattamenti ad hoc. Si tratta naturalmente di fonti di dubbia rilevanza nelle quali il medico tedesco alterna testi di filosofia, teologia, medicina e psicoterapia a opinioni minoritarie di terapeuti e – soprattutto – agli insegnamenti della Chiesa Cattolica, delle sacre scritture frammisti agli studi sull’omeopatia di Samuel Hahnemann (il medico tedesco vissuto agli inizi del diciannovesimo secolo e fondatore dell’omeopatia stessa).
Nonostante l’omosessualità sia stata da tempo rimossa dal DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) e non venga dunque più annoverata tra le malattie mentali, la Chiesa cattolica e alcune sue frange influenti in termini di etichettamento della realtà (comeappunto la categoria medica), tentano ciclicamente di ricollocarla in questo senso. Tentano, in altre parole, di disconoscere i decenni di rivendicazioni e conquiste che la comunità omosessuale ha portato avanti con successo (anche se ancora molto c’è da ottenere) in tutto il mondo occidentale. Il fatto che un gruppo di medici si esprima pubblicamente come ha fatto la Bkä è criminale, in primo luogo da un punto di vista scientifico, in secondo luogo da un punto di vista etico.
Per quanto riguarda il primo, punto definire – nuovamente – l’omosessualità come una condizione indesiderabile e da curare è scientificamente errato. Non esiste, semplicemente, nessuna teoria accreditata che possa permettere a un sedicente scienziato di fare una tale affermazione eppure è sufficiente fregiarsi del titolo di scienziati per sostenere nuove teorie fai-da-te e pronte alla bisogna.
Da un punto di vista etico le dichiarazioni della Bkä rappresentano un tentativo risibile di far pesare il potere del proprio ruolo per rivedere la definizione di omosessualità e – in modo spudorato – contribuire a stigmatizzarla. Peccato che per rimuovere quello stigma e rivendicare la parità di diritti di tutti siano stati necessari (ed evidentemente lo sono ancora) decenni di lotte e sacrificio, sofferenze e privazioni, ingiustizia, violenza, omicidi.
Che sia l’uomo della strada a pensarla in questo modo ferisce, certo, e genera indignazione. Ma che sia un medico rappresenta un’azione immensamente più pericolosa. Si tratta di un atteggiamento che facilmente può giustificare la recrudescenza di quell’intolleranza e quel pensiero violento che per così lungo tempo è stato combattuto.
La scienza deve essere laica perché deve essere libera dalle aspettative e dai desideri e dalle prescrizioni di chi vorrebbe che il mondo gli somigliasse, di chi non riesce a vederlo e accettarlo com’è, con la complessità, la diversità e la bellezza che lo caratterizzano.
Virginia Romano
http://www.cronachelaiche.it/2011/06/medici-tedeschi-l%E2%80%99omosessualita-si-puo-guarire/
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