Caro Federico, dopo un anno e 10 mesi dalla condanna in I° grado a quegli individui che ti cagionarono la morte, il 24 maggio ci sarà un’udienza importante al processo d’appello dove il tribunale ha concesso un confronto tra l’anatomopatologo Professor Thiene e il cardiologo Rapezzi, già sentiti al processo madre il 16 marzo 2009. Due tesi a confronto, una per morte violenta (Thiene) ed una per morte improvvisa (Rapezzi). “Si vede quel che si sa”, disse il Dott. Thiene, in quell’udienza, riconosciuto recentissimamente miglior anatomopatologo al mondo, e nessuno ebbe minimamente a ribattere, e questo mi sembro’ abbastanza emblematico e dovrebbe valere per tutti quelli che non sanno. Riconoscere i propri limiti, vorrebbe significare crescere e il Dott. Thiene dimostrò in quell’udienza una conoscenza straordinaria della sua specializzazione, tale da far zittire le parte avversa, quasi facendola rimanere a bocca aperta per la lettura chiara ed inequivocabile che lui dava del cuore di Federico. Quel cuore riuscì a parlare ancora dopo tanto tempo, perchè altri dottori non ne avevano le conoscenze per farlo. Nell’attesa del processo d’appello e dei suoi esiti, voglio condividere questa ennesima immagine di Federico da ragazzino, con le persone che ci hanno dimostrato e ci dimostrano quanto gli esseri umani dentro quel petto hanno anche un cuore, un cuore grande.
Ogni carezza data ad un figlio, ogni gesto d’amore, sono sicuro giungeranno anche a Federico. Sono commosso per le così tante attestazioni di affetto dimostrate, dopo la programmazione di sabato scorso, su Rai 3, del prezioso documentario: “E’ stato morto un ragazzo” di Filippo Vendemmiati.
Un abbraccio ovviamente anche ai tanti querelati di questa storia: Querelati, per avere espresso solamente una critica, in pratica essersi avvicinati alla verità, per aver dato anche loro fin quasi dall’inizio (dal 2 gennaio 2006, quando Patrizia decise di aprire questo Blog) un filo di voce a Federico. Prima o poi tutto finirà e allora, la pace e la serenità torneranno, con la consapevolezza di aver costruito, tutti insieme, un qualcosa di grande e che nessuno potrà cancellare e che rimarrà per sempre impressa indelebilmente nei cuori nostri e dei nostri figli e di coloro ai quali verrà raccontata, perchè non accada mai più a nessuno. Amore e rispetto per la vita, è questo quel qualcosa, che non si acquista, che non si compra, che non si baratta, o è dentro di te o non ce l’hai.
Per Federico e ogni figlio ucciso.
Lino Aldrovandi, papà di Federico.
tratto da: http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/
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