COMUNICAZIONE ALTRA

Voici que reviennent les sauvages, secouer ceux qui dorment Dans leurs cages dorées, nous sommes venus briser vos idoles Nous sommes ceux qu'on ne dompte pas, ceux qui viennent crier sur les toits La digne liberté perdue, Que la nature reprenne ses droits !...

giovedì 9 dicembre 2010

Bosnia, le donne ricominciano «Insieme» Lamponi e marmellate al gusto di pace

A volte per ricucire la tela strappata della propria vita la cosa migliore è partire da dove fa più male, il luogo geografico dove il tuo mondo è andato in pezzi, il nucleo stesso del dolore. È così che ha ragionato Rada Zarkovic quando ha deciso che non aveva senso arrendersi ad un dopo-guerra che non era ancora pace e che di tutto sapeva tranne che di un’esistenza che ricomincia, in qualche modo, persino in Bosnia. Rada è ripartita da Bratunac, pochi chilometri dalle fosse comuni di Srebrenica, oltre ottomila morti in pochi giorni di esecuzioni sommarie: 15 anni fa, nel cuore dell’Europa. E qui, dove è impossibile cancellare il sangue versato e la memoria dell’odio etnico, qui nei boschi sulla Drina, Rada è ripartita dai lamponi. Si chiama «Insieme», un nome italiano che in serbo-croato non dice nulla ma è la ragione sociale della cooperativa nata nel 2003 con l’aiuto del Consorzio italiano di solidarietà, Ics. All’inizio contava appena dieci soci e oggi è diventata un punto di riferimento per 400 produttori locali. Si lavorano lamponi, mirtilli, ma anche fragole e more, da mandare congelati sui mercati europei. E ora marmellate. Un paese di donne La spesa più grossa sono stati i motori che mantengono la catena del freddo, un bel debito ancora da pagare. L’investimento più grande, però, sono le persone. Le mani che si sfiorano lavorando veloci a ripulire i frutti sono quasi tutte mani di donne: musulmane e serbo-bosniache. Molte sono vedove, o madri sole con la famiglia da tirare avanti. Il 60% della popolazione di Bratunac è fatta di donne, difficile trovarne qualcuna che non si porti addosso qualche cicatrice: figli e padri perduti, fratelli che non ci sono più, in paese un monumento alla memoria di una strage - stavolta serbo bosniaci, 500 morti. Quando si è cominciato a parlare del ritorno dei profughi nel 2000, a Bratunac come altrove c’erano soprattutto macerie, quelle umane più difficili da spalare via di quelle delle case. Per questo i lamponi sono importanti. Quando metti a dimora le piantine è come se allungassi lo sguardo avanti: daranno frutti per dodici anni. «Chi comincia a produrre lamponi è tornato per restare», spiega Rada, che la guerra l’ha combattuta da sempre. Dei 33.500 abitanti che Bratunac contava prima della guerra oggi ne sono rimasti circa 20.000, inclusi i rifugiati che hanno fatto ritorno qui più che altrove - a Srebrenica, per dire, non sono che un decimo. È cambiato il mix etnico: la maggioranza prima era musulmana, ora è serba, Bratunac è nei confini della Republika Srpska. I lamponi però sono l’ingrediente principale della convivenza. Si comincia così. La cooperativa fornisce le piantine, per curarle non servono muscoli maschili: è un lavoro da donne e qui non mancano. Nel 2004 le capofamiglia erano 1080, oggi sono il doppio. A Bratunac si torna per restare. «Senza lavoro non si può vivere». Sta scritto nei depliant in cui la cooperativa si presenta. Senza lavoro non si ricostruisce niente, non c’è convivenza possibile. Quelli della cooperativa lo sanno, lavorando vicino ognuno ha imparato a rispettare il dolore dell’altro, che spesso è l’altra faccia del proprio. Quando Senad è ritornato a Bratunac era un profugo. Tutta la cooperativa lo ha aiutato a ricostruirsi la casa. Musulmani e serbi. Le marmellate di Bratunac non sono solo una bella storia, di quelle che fa piacere sentirsi raccontare quando arriva Natale. «Insieme» sta cercando partner commerciali, qualcuno che l’aiuti a distribuire i suoi prodotti. Che non sanno solo di bosco, ma anche di pace. Se qualcuno è in ascolto, non c’è marmellata più buona.

mmastroluca@unita.it
5 dicembre 2010 pubblicato nell'edizione Nazionale
(pagina 30) nella sezione "Esteri"

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