In quest'Italia accade che un ragazzo di 31 anni possa morire a seguito di un arresto per detenzione di stupefacenti
e dopo aver passato qualche giorno tra la caserma dei carabinieri e il carcere romano di Regina Coeli.
I genitori di Stefano Cucchi, geometra di 31 anni, hanno potuto vedere il proprio figlio solo da morto per il riconoscimento.
Sul suo corpo hanno riscontrato i segni di evidenti lesioni: “una frattura alla mandibola, un occhio rientrato in un’orbita, alcune costole rotte".
Nessuno ha ben chiaro cosa sia realmente accaduto. L’unica certezza è che Stefano Cucchi, in quei giorni, era in custodia in un primo momento presso i carabinieri e poi presso la polizia penitenziaria, prima di finire in ospedale.
Dall’istante in cui è uscita la notizia nessuno si è preso cura di fornire chiarimenti. Si profila un altro caso Aldrovandi.
I genitori chiedono giustizia, noi pure.
E’ inaccettabile che mentre nel Paese si discute di moralità pubblica e privata, un ragazzo possa perdere la vita nelle mani delle forze dell’ordine,
tra il silenzio generale.
Fonte: http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2460:giustizia-per-stefano-cucchi&catid=47:il-punto-di-oggi&Itemid=92
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