COMUNICAZIONE ALTRA

Voici que reviennent les sauvages, secouer ceux qui dorment Dans leurs cages dorées, nous sommes venus briser vos idoles Nous sommes ceux qu'on ne dompte pas, ceux qui viennent crier sur les toits La digne liberté perdue, Que la nature reprenne ses droits !...

giovedì 29 ottobre 2009

In quest'Italia accade che un ragazzo di 31 anni possa morire a seguito di un arresto per detenzione di stupefacenti
e dopo aver passato qualche giorno tra la caserma dei carabinieri e il carcere romano di Regina Coeli.
I genitori di Stefano Cucchi, geometra di 31 anni, hanno potuto vedere il proprio figlio solo da morto per il riconoscimento.
Sul suo corpo hanno riscontrato i segni di evidenti lesioni: “una frattura alla mandibola, un occhio rientrato in un’orbita, alcune costole rotte".
Nessuno ha ben chiaro cosa sia realmente accaduto. L’unica certezza è che Stefano Cucchi, in quei giorni, era in custodia in un primo momento presso i carabinieri e poi presso la polizia penitenziaria, prima di finire in ospedale.
Dall’istante in cui è uscita la notizia nessuno si è preso cura di fornire chiarimenti. Si profila un altro caso Aldrovandi.
I genitori chiedono giustizia, noi pure.
E’ inaccettabile che mentre nel Paese si discute di moralità pubblica e privata, un ragazzo possa perdere la vita nelle mani delle forze dell’ordine,
tra il silenzio generale.

Fonte: http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2460:giustizia-per-stefano-cucchi&catid=47:il-punto-di-oggi&Itemid=92

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