Berlusconi e la società italiana
pubblicato domenica 11 ottobre 2009 in Messico dal giornale La Jornada
Silvio Berlusconi, come dicono gli italiani, è probabilmente cotto (cioè è già stato cucinato), ma il vero problema non è lui quanto la situazione sociale e i rapporti di forza che lo hanno reso possibile e gli hanno dato una maggioranza solida che gli ha permesso di essere primo ministro in quattro occasioni. D’altra parte la ricomposizione del blocco politico sociale della destra lo sta emarginando, come un fiume in piena spinge alla deriva un relitto galleggiante.
Perché è vero che questo individuo è un corrotto che ha fatto fortuna con la mafia e con il potere, è un pervertito e un immorale e anche un pagliaccio, ma lo era anche quando i poteri reali, trascinando con sé mezza Italia, votarono per lui in quattro occasioni e in altrettante gli dettero la massima carica di Stato.
Non sono tanto gli scandali finanziari (che non sono nuovi e tantomeno appena scoperti), né la sua vita da imperatore del Basso Impero romano costellata da prostitute, ruffiani e amanti minorenni, né le sue relazioni con la mafia, che stanno indebolendo Berlusconi.
Questi scandali non sorprendono gli italiani, che li hanno conosciuti già decenni fa con i democristiani e con il governo del socialista Bettino Craxi, con il quale cominciò ad arricchirsi l’attuale candidato al carcere; Inoltre un importante settore popolare vota per Berlusconi non malgrado questi scandali ma proprio grazie ad essi, perché ne trae beneficio, come trae beneficio dalla mafia e dalla camorra e perché il suo codice morale non li condanna.
Quello che i francesi chiamano elegantemente affaires de cu (cioè l’uso libertino del culo proprio e altrui) neanche scandalizza i milioni di machisti e misogini, e di machismo e misoginia sono piene la stampa popolare e le principali riviste illustrate, mentre la pornografia adorna i chioschi di giornali, e nelle scuole tutti i giorni ci sono casi di alunni che filmano stupri delle compagne o coiti per pubblicarli in Internet.
Il razzismo e la xenofobia hanno già avvelenato la mente di milioni di italiani, anche degli operai, e tutti i giorni si assiste ai più odiosi crimini razzisti contro gli immigrati, e all’impostazione razzista delle notizie in quotidiani seri.
La mafia è stata sempre un sostegno di un padre della patria tre volte primo ministro e 11 volte ministro, il democristiano Giulio Andreotti, che a un certo punto fu anche sostenuto dal Partito Comunista italiano.
Perciò, nonostante mezza Italia respinga Berlusconi soprattutto per la sua politica razzista, antioperaia, favorevole al grande capitale, e trova nei suoi furti e nella sua corruzione motivi per volerselo scrollare di dosso, non è solo a causa di questo rifiuto che la carriera politica del Cavaliere volge al termine.
200 mila persone che manifestano contro di lui a Roma non nascondono il fatto che questa stessa città ha un sindaco fascista, che in passato si è macchiato di pestaggi e terrorismo, eletto a maggioranza in elezioni molto combattute e partecipate. Perché quindi Berlusconi sta scomparendo lentamente come il gatto di Alice nel paese delle meraviglie?
In primo luogo, perché non serve più né al grande capitale, legato al capitale finanziario internazionale, né al Vaticano. Il primo si esprime con violenza contro di lui attraverso il Financial Times, The Wall Street Journal, The New York Times, ma anche in Italia, tramite il gruppo che edita La Repubblica; il secondo gli ha ritirato l’appoggio e gli toglie la terra sotto i piedi, mediante l’organo ufficiale della curia, Avvenire.
Da parte sua, anche Confindustria (l’organizazione dei grandi imprenditori) lo ha abbandonato. L’avventuriero ha causato troppi danni all’economia italiana e ha isolato l’Italia dall’establishment della Europa capitalista, che è indispensabile per salvarla dal disastro.
E poi ha spaventato la curia, troppo impantanata nei casi di padre Maciel e della pedofilia nelle scuole cattoliche di tutti i paesi, per permettere che il figlio prediletto della Chiesa, colui che ostenta le sue sette zia monache, appaia nudo sulle copertine delle riviste circondato da prostitute di basso rango.
Per questo, Berlusconi è ferito dal fuoco amico, cioé da una disputa interna alla borghesia e dalla lotta sorda che all’interno della maggioranza di governo gli sta facendo il fascista Gianfranco Fini, presidente della Camera, che aspira a prendere il suo posto.
Fini, con l’appoggio dei democristiani di destra, del Vaticano, della grande industria e della finanza cerca di creare un grande partito d’ordine, di tipo democristiano di destra, che stabilisca le regole del gioco capitalista con un’apparenza di moralità e normalità indispensabili tanto per gli affari quanto per mantenere il potere.
Di fronte a Berlusconi – se questo si vedesse obbligato a fuggire all’estero per non essere arrestato come successe al suo padrino Bettino Craxi, anche lui popolare e in apparenza potente primo ministro – non c’è l’ombra di un’alternativa di sinistra, per moderata che sia, perché tale sinistra non esiste: la cosa più probabile è un governo di una destra ultraconservatrice e clericale che ponga fine all’attuale potribolo.
In tutti i modi, questo porterebbe a nuove elezioni che potrebbero riservare sorprese per i cospiratori, dal momento che Fini non ha la popolarità di Berlusconi ed il centralismo nazionalista dei fascisti si scontra con il quasi-secessionismo regionalista e antiitaliano della Lega Nord. Però a favore della destra gioca il fatto che l’Italia per il suo ruolo secondario in Europa, la fragilità della sua economia, il peso del Vaticano e la complicità di Togliatti e del Partito Comunista italiano con i valori capitalistici, non gettò mai nella spazzatura la placenta putrefatta del fascismo.
[Articolo originale "Berlusconi y la sociedad italiana" di Guillermo Almeyra]
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