"Tutori della legge alla sbarra. Per quattro ore e mezza hanno ascoltato il pm Nicola Proto, toga a sghimbescio su jeans e giacca blu, ricostruire l' alba terribile del 25 settembre 2005, quando Federico Aldrovandi venne fermato, manganellato, ammanettato per mezz' ora perché aveva dato in escandescenze, urlava e aveva preso sostanze (eroina, ketamina e alcol) dopo essere tornato da una discoteca a Bologna. Nell' aula, la voce del magistrato è una lama di ghiaccio. «Federico aveva solo diciott' anni, e se non avesse incontrato i quattro imputati oggi ne avrebbe ventidue. C' era proprio bisogno di picchiarlo in quattro con i manganelli, mentre diceva «basta» e «aiutatemi»? Era necessario colpirlo anche quando si trovava a terra, e poi prenderlo a calci, e immobilizzarlo in posizione prona mentre non riuscivaa respirare?».
La madre guarda gli imputati che guardano nel vuoto.
Il6 luglio la sentenza. Anche un solo giorno di condanna significherebbe che in una maledetta mattina d' autunno, quattro «servitori dello Stato» hanno ucciso o contribuito a uccidere un ragazzino."
(da: repubblica.it 20-06-09, MAURIZIO CROSETTI )
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